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Giava
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mwdqJava o Giava (mwdgmwdwAFI: /ˈʤava/cite-ref-1[1]; mwfqin indonesiano mwfgJawa; mwfwin giavanese mwgaꦗꦮ) è la meno estesa delle quattro mwgqgrandi isole della Sonda, ma è il cuore dell'mwggIndonesia, di cui è la parte più popolosa e sviluppata economicamente, con una popolazione di poco inferiore ai 150 milioni di abitanti e con una superficie di 125.622mwgw km², che sale a 132.174mwha km² con la vicina isola di mwhqMadura, amministrativamente e fisicamente congiunta all'isola principale. Con una mwhgdensità di popolazione di 1120 abitanti per chilometro quadrato è inoltre una delle zone più densamente popolate della Terra.
L'isola ha forma rettangolare allungata; misura in direzione est-ovest 1060mwia km, mentre la larghezza varia da 55 a 200mwiq km. Situata tra 5° 52' e 8° 37' di latitudine sud, è separata da mwigSumatra dallo mwiwstretto della Sonda e da mwjaBali dallo mwjqstretto omonimo. Fa parte dell'arco più meridionale ed esterno dell'Indonesia e si affaccia verso sud sulle grandi fosse dell'mwjgOceano Indiano (mwjwfossa di Giava, 7725 m) e verso nord sul mwkamare omonimocite-ref-tre-2-0[2].
Contents
• Storia
• Cultura
• Note
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Geografia fisica
Geologicamente l'isola è di costituzione recente, tanto che il basamento è formato da rocce terziarie, le quali affiorano come mwmamarne e mwmqcalcari nella zona orientale, mentre quasi dovunque sono ricoperte da mwmgrocce vulcaniche o da formazioni mwmwalluvionali mwnaquaternarie. I geologi ritengono che le formazioni terziarie riposino su strati più antichi di mwnqscisti mwngpaleozoici, i quali però non sono stati segnalati in nessun punto dell'isola, mentre appaiono nel gruppo insulare di Karimundjawa nel mare a nord dell'isola. Le formazioni terziarie appartengono al mwnwMiocene o al mwoaPliocene, ma per due terzi almeno le rocce superficiali sono attribuibili all'azione vulcanica e al mwoqPleistocenecite-ref-tre-2-1[2].
Morfologicamente l'isola appare costituita da una serie di alture che la attraversano da ovest a est, a cui si appoggiano verso nord una zona pianeggiante piuttosto estesa e continua e verso sud rilievi collinari intervallati da minori pianure. Non si tratta di una vera catena, ma piuttosto d'un allineamento di massicci quasi sempre di origine vulcanica, separati da ampie valli o da zone depresse che ne interrompono la continuità. Gli strati terziari, rimasti quasi orizzontali, tanto lungo la costa settentrionale, quanto nella parte meridionale dell'isola, presentano pieghe più forti lungo la linea centrale, dove si allunga un solco accentuato nel quale hanno trovato posto le valli superiori di alcuni fiumi, fra cui i principali sono il Solo ed il suo tributario, il mwpwLusi.
In corrispondenza di questo solco e lungo i suoi fianchi si è manifestata un'intensa attività vulcanica, che dapprima, e specialmente nel Miocene, era costituita dall'emissione di mwqqlave mwqgbasaltiche o mwqwandesitiche attraverso larghe fessure allungate nella direzione dei paralleli, mentre sulla fine del Pliocene e nel Quaternario l'attività vulcanica assunse il carattere di tipo esplosivo, con la formazione dei grandi coni vulcanici con materiale piroclastico alternato a grandi colate laviche. Soltanto pochi di questi vulcani hanno conservato il cono originario: spesso si presentano troncati nella parte superiore da successive esplosioni o semidistrutti dalle erosioni per cui gli antichi crateri, in parte franati, si mostrano come enormi mwramwrqcaldere, con diametri di decine di chilometri, come è il caso del Ringgit di Giava orientale.
Le formazioni vulcaniche recenti costituiscono le zone più elevate dell'isola: 45 coni recenti si elevano da 2000 a 3000 m e 14 sorpassano i 3000 m, come il Tjareme (3078 m) a sud di mwrwTjirebon, noto per la forma quasi perfetta del suo cono; lo mwsaSlamet (3432 m) e il Sundara (3151 m) a sud di mwsqPekalongan; il Lawu (3269 m) a est di mwsgSurakarta e, più a oriente, il mwswSemeru (3676 m) e il Raung (3332 m), che domina lo stretto di Bali. In complesso con i suoi 121 vulcani, di cui 27 tuttora attivi, Giava è certo il territorio più ricco di vulcani del mondo. Il clima è mwtaequatoriale, ma temperato in parte dall'influenza del mare, che si fa sentire anche nell'interno, e dall'altitudine. La piovosità è notevole e ben distribuita, ma subisce l'influenza dei mwtqmonsoni specialmente nella parte orientale, dove domina per alcuni mesi il monsone asciutto proveniente dall'mwtgAustralia, per cui in quelle zone si nota una mwtwstagione secca abbastanza decisa, che in certi anni insidia lo sviluppo delle coltivazioni. La temperatura è quasi dovunque alta e costante e le medie annuali variano da 25 a 27mwua °C; mwuqGiacarta ha un'escursione annua di appena un centigrado, con dei massimi che non arrivano a 33mwug °C e con dei minimi che non scendono sotto i 20mwuw °C. Nelle zone più elevate sul mare la temperatura si attenua e il clima diventa sopportabile anche per gli Europei, che hanno fondato sugli altopiani mwvastazioni di soggiorno.
La vegetazione, grazie alla fertilità dei terreni di disfacimento vulcanico e all'abbondanza delle precipitazioni, è rigogliosissima: le case e i centri minori appaiono come seppelliti tra il verde. Anche il paesaggio vegetale però varia con l'altitudine, per cui si distinguono quattro zone altitudinali di vegetazione: la zona bassa fino a 700 m comprende la cimosa costiera spesso paludosa, la pianura già coperta da mwvgforeste equatoriali e ora in gran parte occupata da mwvwrisaie e da piantagioni di mwwapalme da cocco e, nella parte orientale più scarsa di piogge, da mwwqsavane più o meno poste a coltura. La seconda fascia da 700 a 1500 m era pure occupata da foreste pluviali, ma queste sono state in buona parte sostituite da piantagioni di mwwgmwwwHevea brasiliensis, di mwxacaffè, di mwxqtabacco. La terza zona fino a 2000 m vede diminuire la grandezza e il numero delle piante forestali a cui si alternano alberi della zona temperata: in netta diminuzione o del tutto mancanti il mwxgsottobosco e le mwxwepifite. Infine al di sopra dei 2000 m si trovano boschi di tipo alpino alternati con prati e con pascolicite-ref-tre-2-2[2].
Ricchissima è anche la fauna: tra i mammiferi più grossi si trova il mwzqrinoceronte giavanese a un solo corno, la mwzgtigre e numerose mwzwscimmie, tra cui assai diffuso il mwaamacaco. Innumerevoli gli uccelli di ogni genere e tra essi ben noto il mwaqpavone, con penne più splendide di quelle del mwagpavone indiano, e infinita la varietà e il numero degli mwawinsetticite-ref-tre-2-3[2].
Geografia umana
A Giava sorge la capitale dell'mwcgIndonesia, mwcwGiacarta. Sono popolari destinazioni turistiche la città di mwdaYogyakarta, un enorme monumento a forma piramidale dedicato a mwdqBuddha conosciuto come il mwdgBorobudur, e mwdwPrambanan, il maggior tempio mweaindù dell'isola. Giava ha una densità di abitanti tra le più alte al mondo, e vi abita circa il 60% della popolazione complessiva dello Stato indonesiano. A partire dagli mweqanni settanta, il governo indonesiano ha attuato dei mwegprogrammi di trasmigrazione (indonesiano mwewtransmigrasi) finalizzati a reinsediare la popolazione di Giava su altre isole meno popolose dell'mwfaarcipelago. Questo programma ha ottenuto diversi risultati, e può esser ritenuto causa di molti eventi di tensione etnica e violenza tra la popolazione nativa e i "colonizzatori".
L'isola è suddivisa amministrativamente in 4 mwfgprovince, una regione speciale (mwfwdaerah istimewa) e un distretto speciale per la capitale (mwgadaerah khusus ibukota):
• mwgwBanten
• mwiwGiava Occidentale (Jawa Barat)
• mwjqGiava Centrale (Jawa Tengah)
• mwjwGiava Orientale (Jawa Timur)
• mwkqYogyakartacite-ref-4[4]
Storia
Giava è conosciuta anche per l'mwmauomo di Giava, una serie di resti mwmqfossili di mwmgmwmwHomo erectus ritrovati nelle vicinanze del fiume mwnaBrantas nella parte orientale dell'isola. Due milioni di anni fa, le piogge nelle mwnqisole della Sonda e sul mwngplateau del mwnwDigul furono molto consistenti, e permisero il prosperare di una folta vegetazione tropicale. A sua volta ciò permise a molte culture preistoriche di emergere, come evidenziano i molti ritrovamenti fossili in questa regione. L'isola di Giava fu probabilmente il luogo dove sopravvissero gli ultimi mwoaHomo erectus, della sottospecie mwoqsoloensis, fino a circa 100.000 anni fa, quando in Africa era già comparso da molto tempo mwowmwpaHomo sapiens.cite-ref-5[5]cite-ref-6[6]
Regni indù e buddhisti
Ci restano molte prove dei passati regni di Giava, ad esempio i celebri templi mwrwbuddhista di mwsaBorobudur e mwsqindù di mwsgPrambanan. In effetti, la cultura giavanese e la lingua stessa sono stati pesantemente influenzate dalle culture e dalle lingue del mwswsubcontinente indiano. Nel mwtaVI e mwtqVII secolo nacquero a Giava e mwtgSumatra svariati regni che riuscirono poi a controllare le acque dello mwtwStretto di Malacca. Gli stessi regni prosperarono con l'aumentare del commercio marino tra mwuaCina e mwuqIndia e oltre. In questo periodo, scienziati dall'India e dalla Cina visitarono i regni lontani allo scopo di tradurre testi religiosi e letterari.
Il più importante tra i regni indù fu il regno mwuwMajapahit con base nella parte centrale di Giava, da dove governava una larga parte di quella che è ora conosciuta come Indonesia occidentale. Il nome dell'impero mwvaMajapahit è ancor oggi evocato dagli odierni dirigenti indonesiani per promuovere l'unità e la legittimità dello Stato. I resti di questo regno passarono sotto l'egida di mwvqBali durante il mwvgXVI secolo quando i regni mwvwislamici della parte occidentale dell'isola guadagnarono potere diventando sempre più potenti
Regni islamici e colonizzazione olandese
I primi "mwwgevangelizzatori" mwwwmusulmani vennero chiamati Wali Songo, i nove ambasciatori. Alcuni tra loro erano di origini mwxqcinese, portando alle speculazioni sull'influenza di mwxgZheng He nei commerci nello stretto di Malacca. Molte delle loro tombe sono ancora ben conservate, e spesso oggetto di pellegrinaggio. Le maggiori caratteristiche dell'mwxwIslam che sono adottate a Giava sono mescolate con credenze indigene di lunga data, e hanno un sapore decisamente locale. Ad esempio, la leggenda di Nyai Roro Kidul venne creata mescolando le credenze comuni sulla sponda meridionale di Giava alle influenze islamiche.
mwygMarco Polo descrive l'isola ne mwywIl Milione ma non vi è certezza sul fatto che vi sia sbarcato:
«Quando l’uomo si parte di Cianba e va tra mezzodie e siloc ben 1.500 miglia, si viene a una grandissima isola ch’à nome Iava. E dicono i marinai ch’è la magior isola del mondo, ché gira ben 3.000 miglia. È sono al grande re; e sono idoli, e non fanno trebuto a uomo del mondo. Ed è di molto grande ricchezza: qui à pepe e noci moscade e spig[o] e galinga e cubebe e gherofani e di tutte care spezie. A quest’isola viene grande quantità di navi e di mercatantie, e fannovi grande guadagno; qui à molto tesoro che non si potrebbe contare. Lo Grande Kane no l’à potuta conquistare per lo pericolo del navicare e de la via, sí è lunga. E di quest’isola i mercatanti di Zaiton e de li Mangi n’ànno cavato e cavano grande tesoro.»
(cap. 159 Dell'isola di Iava)
La mwzgCompagnia olandese delle Indie orientali (VOC) stabilì il suo centro amministrativo e commerciale a mwzwBatavia (oggi Giacarta). Questa capitale, insieme ad altre città costiere come mw0aSemarang e mw0qSurabaya, fu il cuore delle attenzioni olandesi durante la maggior parte del periodo coloniale. La VOC mantenne il controllo sull'interno montuoso dell'isola attraverso un sistema di stati indigeni suoi clienti come il mw0gMataram.
La VOC instaurò una serie di docili stati fantoccio nell'interno dell'isola, che le permisero di concentrarsi sul commercio a Batavia e lungo la costa. Sostenere i principi clienti contro le pretese di rivali e ribelli si rivelò, tuttavia, uno sforzo oneroso, defatigante e spesso sanguinoso a causa dell'interminabile sequenza di guerre di successione. Alla fine la VOC elaborò un compromesso dividendo il Mataram in due corti distinte a mw1aYogyakarta e mw1qSurakarta, con governanti locali ufficialmente indipendent ma controllati da residenti olandesi, mentre Batavia e le coste erano amministrate direttamente. Nel 1740, le rivolte scoppiate a Batavia con la probabile connivenza degli olandesi condussero al massacro di decine di miglaia di mw1gcinesi, cui seguì una ribellione che causò a sua volta molti danni e ulteriori perdite di vite prima di essere soffocata. La seconda metà del Settecento fu generalmente più tranquilla, ma sia la VOC sia Giava erano chiaramente in stagnazione. Secondo Ricklefs "fra corruzione, inefficienza e crisi finanziaria, questo primo impero olandese in Indonesia si stava lentamente addormentando".cite-ref-7[7]
Nel contesto delle mw3aguerre napoleoniche, Giava fu l'ultima delle colonie olandesi e francesi dell'mw3qAsia e dell'mw3gOceano Indiano ad essere investita da una spedizione britannica, partita dal mw3wRaj Britannico in mw4aIndia: essa sbarcava il 30 luglio mw4q1811 sull'isola e progressivamente sloggiava i franco-olandesi dalle loro posizioni, sino alla resa finale, avvenuta il 18 settembre seguente (mw4gGuerra anglo-olandese per Giava). Seguirono cinque anni di occupazione britannica, sinché, nel mw4w1816, l'isola venne resa al neonato mw5aRegno Unito dei Paesi Bassi, ai sensi del mw5qTrattato anglo-olandese del 1814.
Nel mw5wXIX secolo il governo mw6aolandese assunse il controllo diretto dei territori prima appartenenti alla Compagnia Unita delle Indie Orientali. Verso la metà del XIX secolo attuò la politica di mw6qcultuurstelsel e mw6gcultuurprocenten, che diede l'avvio a diffuse povertà e carestie. Un autore olandese, Douwes Dekker, scrisse con lo pseudonimo di Multatuli un romanzo dal titolo mw7aMax Havelaar per protestare contro queste condizioni, e in cambio i movimenti sociali e politici, sdegnati da questa protesta, diedero come risultato la politica etica, tramite la quale alle mw7gélite giavanesi veniva data la possibilità di avere un'educazione di stampo olandese a Giava o negli stessi mw7wPaesi Bassi. È da questa mw8aélite che provennero i maggiori leader mw8qnazionalisti. Formarono il nucleo del nuovo governo quando l'Indonesia divenne indipendente nel mw8g1949.
Dopo l'indipendenza
Con l'istituzione di Giacarta come capitale, e le radici giavanesi della maggior parte delle figure politiche indonesiane, quest'isola rimane politicamente ed economicamente dominante sul resto del Paese. Mentre larga parte rurale dell'isola è molto povera, le aree urbane di Giava sono tra le più ricche e sviluppate regioni dello Stato. Entrambi i presidenti mw9qSukarno e mw9gSuharto, che hanno governato l'Indonesia per un periodo totale di 49 anni dal momento dell'indipendenza, erano di Giava.
Questa predominanza politica è sfociata in un risentimento da parte di alcuni residenti dell'isola. Il conosciuto e rispettato autore indonesiano mw-aPramoedya Ananta Toer suggerì che la capitale indonesiana venisse spostata al di fuori dell'isola di Giava, così da liberare il movimento nazionalista indonesiano del suo carattere "Giava-centrico".
Cultura
Parlando in generale, le tre maggiori culture di Giava rappresentano le tre zone geografiche principali dell'isola: quindi ovest, centro ed est. Nella zona centrale, nelle città reali di mw-wYogyakarta e mw-aSurakarta, i sultani contemporanei spingono i loro alberi genealogici fino ai regni islamici precoloniali che governarono la regione, rendendo queste zone importanti miniere di cultura classica giavanese. Le arti classiche di Giava comprendono la musica mw-qgamelan e gli spettacoli di marionette wayang.
Giava fu il luogo di molti regni influenti per la regione del mwaqasud-est asiatico, e, come risultato di ciò, molte opere letterarie sono state scritte da autori giavanesi, ad esempio mwaqeKen Arok e Ken Dedes, la storia dell'orfano che usurpò il trono del re e sposò la regina dell'antico regno di Giava, e traduzioni di mwaqiRāmāyaṇa e mwaqmMahābhārata. mwaqqPramoedya Ananta Toer è un famoso autore contemporaneo, che ha scritto molte storie basandosi sulla sua personale esperienza di vita e prendendo molti elementi dal folklore e dalle leggende del luogo.
Religione
La maggior parte degli abitanti è mwaqcmusulmana. Ridotte mwaqgenclave mwaqkindù sono sparse su tutta l'isola e questa religione prevale lungo la costa orientali nei dintorni di mwaqoBali, specialmente vicino alla città di mwaqsBanyuwangi. Ci sono anche piccole mwaqwcomunità cristiane, principalmente relegate nelle città principali: alcune zone rurali della Giava centrale hanno forti influenze cristiane. mwaq0Comunità buddiste sono anche presenti nelle principali città, soprattutto tra gli mwaq4Indocinesi.
Gruppi etnici
• Tengger
• Badui
• Osing
• mwargGiavanesi
• mwaroSundanesi
• mwarwMaduresi
• Indocinesi
• mwasaBanyumasan
Note
cite-note-11. ↑ mwascmwasgLuciano Canepari, mwaskmwasoGiava, in mwassmwaswIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwas0ISBNmwas4 88-08-09344-1.
cite-note-tre-22. ↑ mwatkmwatoGiava su mwatsEnciclopedia Treccani.
cite-note-33. ↑ distretto speciale per la capitale
cite-note-44. ↑ regione speciale
cite-note-55. ↑ mwauumwauyTelmo Pievani, mwaucmwaugHomo sapiens e altre catastrofi: per un'archeologia della globalizzazione, Meltemi, 2018, mwaukISBNmwauo 978-88-8353-793-6, mwauwOCLCmwau0 mwau41029103160. mwau8URL consultato l'11 settembre 2021.
cite-note-66. ↑ mwavm(mwavqmwavuEN) Yan Rizal, Kira E. Westaway e Yahdi Zaim, mwavymwavcLast appearance of Homo erectus at Ngandong, Java, 117,000–108,000 years ago, in mwavgNature, vol.mwavk 577, n.mwavo 7790, 2020-01, pp.mwavs 381-385, mwavwDOI:mwav010.1038/s41586-019-1863-2. mwav4URL consultato l'11 settembre 2021.
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Collegamenti esterni
• citerefsapere-itGiava, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Java, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Giava, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
• (EN) Giava, su Comic Vine, Fandom.